Limiti ed estensioni delle prerogative del Consigliere Comunale

TAR, Puglia-Bari, sez. I, sentenza 10/07/2008 n° 1724

Nessuna limitazione alla conoscibilità degli atti può essere ammessa se la delibera può avere ricadute sulla collettività, sia dal punto di vista patrimoniale che storico – culturale.

La legittimazione dei Consiglieri Comunali ad impugnare le deliberazioni dello stesso Consiglio Comunale non può ritenersi astrattamente limitata ai soli casi in cui vengano in rilievo atti incidenti in via diretta sul diritto all’ufficio e quindi su un diritto spettante alla persona investita della carica di consigliere, ma deve intendersi estesa alla impugnazione di delibere destinate ad avere ricadute significative non solo sulla consistenza patrimoniale dell’ente territoriale ma anche sulla storia e sulle radici culturali dell’intera comunità in esso rappresentata, ove il consigliere lamenti la mancata conoscenza di documenti essenziali, anche di natura endoprocedimentale, per esprimere consapevolmente il proprio voto.”

Di siffatta portata è il principio statuito dal TAR Bari in ordine alla vicenda relativa alla permuta immobiliare internazionale tra lo Stato italiano, Federazione Russa e Comune di Bari avente ad oggetto la Chiesa Russa, il Palazzo della Prefettura e la Caserma Rossani.

In tale circostanza il TAR barese ha avuto occasione di chiarire con fermezza e decisione, censurando l’atteggiamento ostruzionistico dell’amministrazione comunale, che “La mancata conoscenza di documenti essenziali, anche di natura endo-procedimentale, da parte del consigliere, incide sulla consapevolezza della proposta di deliberazione su cui il consigliere è chiamato ad esprimere un voto, tanto da condizionare negativamente le prerogative del soggetto chiamato ad approvarla”.

Nell’affermare il suddetto rigoroso principio, il Collegio giudicante si è soffermato altresì nella precisazione che: “Il Presidente del Consiglio Comunale non ha competenza ad esprimere valutazioni di merito sugli atti propedeutici alla deliberazione da adottare concernenti la essenzialità della conoscenza dei medesimi ai fini della decisione e la conseguente opportunità o convenienza di porli a disposizione dei consiglieri. Tale attribuzione, invero, non solo non è normativamente disciplinata, ma ove in ipotesi prevista, presterebbe il fianco ad indubbie censure di irragionevolezza”

Infatti, continua ancora la prolifera motivazione del Tribunale, “la legittima esigenza manifestata dal consigliere comunale di essere edotto di quanto chiamato a deliberare coincide con il diritto di svolgere in modo consapevole il munus publicum al quale il voto della collettività lo ha delegato e non va confusa con una potenziale attitudine ad inficiare la validità o l’attendibilità di atti afferenti alla sfera di competenza di altri organi.

Proprio per tali motivi, chiarisce ancora il relatore, “il rispetto dei termini regolamentari in ordine alla messa a disposizione dei documenti afferenti agli argomenti posti all’ordine del giorno, in vista di deliberazioni destinate ad incidere pesantemente sull’assetto storico – culturale e patrimoniale della comunità, si atteggia quale requisito essenziale ed imprescindibile ai fini del rispetto delle prerogative dei componenti dell’organo deputato istituzionalmente ad operare il controllo sull’operato dell’esecutivo comunale.

E’ nulla, pertanto, la delibera di consiglio comunale adottata in violazione delle norme regolamentari concernenti la messa a disposizione, in favore dei consiglieri richiedenti, di documenti propedeutici alla delibera stessa, poiché destinate, appunto, a salvaguardare le prerogative del controllore dell’esecutivo comunale. Diversamente opinando si finirebbe con lo snaturare la funzione del consigliere comunale relegandola a quella di acritico ed ignaro ratificatore di decisioni assunte aliunde, così svuotando di contenuto il suo ruolo istituzionale e riducendolo ad un vuoto simulacro.

Il, Tar, inoltre, sempre con la medesima pronuncia, ha ritenuto di dover estendere tale tutela anche al rispetto delle norme che regolamentano la votazione della delibera, poiché le stesse hanno le medesime finalità di garanzia e pertanto, la relativa violazione, giungerebbe ad inficiare la regolarità dell’azione amministrativa.

Invero, emerge ancora dalla sentenza in commento, “qualora la norma regolamentare prescriva l’indicazione dei nominativi dei consiglieri che hanno votato a favore, contro o si siano astenuti, in relazione ai singoli oggetti della seduta consigliare, è di tutta evidenza che il rispetto della stessa, lungi dal rappresentare una pretesa meramente formalistica, assume al contrario, la valenza di garanzia della verifica di regolarità delle operazioni di voto. La violazione di siffatta norma conduce, pertanto, alla nullità della deliberazione adottata in violazione della stessa, poiché non consente in concreto di verificare la regolarità del voto posto a fondamento della decisione.”

(Altalex, 29 agosto 2008. Nota di Alfieri L. M. Zullino)